”C’era una volta…il Leicester.” Proprio così. A prescindere dai colori della propria squadra del cuore, in ciascuno di noi è cresciuta una forte simpatia nei confronti del Leicester City, allenato da Claudio Ranieri. Il cammino in Premier League delle ”Foxes” ha assunto, col passare delle giornate, connotati fiabeschi perché rappresenta una sorta di ”materializzazione” di una favola per gli amanti del calcio. I protagonisti? Un gruppo di ragazzi dal curriculum scarno ed un allenatore la cui etichetta è stata sempre quella di ”eterno secondo”. Quando mister Ranieri decise di abbracciare la ”causa Leicester”, gli fu raccomandato di sollevare le sorti di un club che avrebbe lottato per la retrocessione. Il tecnico romano prese in mano le redini del club, ma la scelta della dirigenza non fu vista di buon occhio da tifosi ed addetti ai lavori, perché l’esperienza negativa sulla panchina della Grecia fece declassare la sua posizione tra le preferenze. L’avvio avvincente in campionato sembrava essere ”fuoco di paglia”, ma ciò che stava maturando fra i giocatori era quella consapevolezza che, pensando partita dopo partita, si sarebbe potuto realizzare qualcosa di grande, anzi, impensabile, facendo leva sullo spirito di squadra e sulla voglia di emergere che avevano quei ragazzi. A Ranieri va riconosciuto il merito di aver trovato la giusta amalgama e di aver improntato il gioco del Leicester sulla base di quanto abbia appreso in anni di panchine europee. Solidità in mezzo al campo, attenzione difensiva e rapidità degli uomini più offensivi, Vardy e Mahrez su tutti. Aggiungiamoci quel pizzico, seppur cospicuo, di motivazioni e ciò che vien fuori è un connubio perfetto di uomini che danno la vita in quel rettangolo di gioco, che onorano la maglia e che meglio interpretano il ruolo di ”giocatori operai”. È quasi emozionante come riescano ad aiutarsi e supportarsi in campo. A campionato in corso d’opera, e con i risultati che davano ragione a mister Ranieri, quest’ultimo, con l’umiltà che lo contraddistingue, è stato abile nel tenere a bada un entusiasmo che andava diffondendosi a macchia d’olio, onde evitare cali di tensione che avrebbero mandato in fumo quel ”progetto di gloria”, chiamiamolo così se volete, pensato da Claudio. A suon di ”Dilly ding, dilly dong”, nuovo coro dei supporter delle ”Foxes”, si è tenuto alto il livello di concentrazione e, ”step by step”, ci si avvicinava al ”bottino grosso”, ossia il titolo di Campioni d’Inghilterra. Vuoi anche per scaramanzia, ma nelle conferenze stampa, Ranieri distoglieva l’attenzione dei giornalisti sulla possibilità di vincere la Premier, anche per alleggerire il peso delle aspettative su un gruppo che si è rivelato maturo sotto questo punto di vista. Spesso chiosava: ”Se vinceremo, vorrà dire che siamo stati bravi; altrimenti, gli altri saranno stati più bravi di noi”. No, mister, ciò che stava concludendosi meritava il suo ”lieto fine”. Le altre pretendenti al titolo, finanziate dai quattrini degli sceicchi, non reggevano il passo della capolista e ci si accorgeva che il sogno stava tramutandosi in realtà, sempre di più. Il gol di Hazard, che ha inchiodato sul pari il Tottenham, diretta rivale del Leicester, ha dato il ”via” ai festeggiamenti tra le vie della città. Obiettivo raggiunto. All’inizio era qualcosa di inimmaginabile, tanto che il trionfo in Premier era quotato 5000:1. Adesso è qualcosa di reale, di straordinariamente reale. È la rivincita di chi non molla, di chi non demorde, di chi ha messo a tacere spocchiose critiche. È la vittoria del calcio pulito, di quello che commuove ed appassiona, proprio per come si è sviluppata la ”favola Leicester”. Ed un giorno si potrà raccontare ai più piccoli che c’è chi è capace ancora di sognare, di guardare oltre gli ostacoli. Chiedete pure all’autore di questo ”miracolo sportivo”: Sir Claudio Ranieri, of course.